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Intervista a Lalo Antón, direttore generale di Artevino Family Wineries

10/06/2026 Interviste
Intervista a Lalo Antón, direttore generale di Artevino Family Wineries

Forse inizialmente non penserai a Finca Villacreces, ma sicuramente a Pruno. Uno dei grandi bestseller descritto da Wine Advocate come uno dei migliori vini spagnoli sotto i 20 dollari. Dietro a questo successo c'è molto più di un'etichetta. C'è una storia familiare, una tenuta con un'identità propria e un modo molto specifico di concepire il vino che oggi è guidato da Lalo Antón.

Terza generazione di una famiglia legata al vino e alla ristorazione, Gonzalo Antón —Lalo per tutti— guida la compagnia Artevino con una combinazione rara di intuizione, esperienza e visione internazionale. Ci accoglie a Villacreces, nel cuore della "milla de oro" della Ribera del Duero, dove il paesaggio non è solo uno sfondo; è un punto di partenza.

Il luogo: un vigneto immerso nel paesaggio

Appena arrivati, l'ambiente colpisce. Un mare di pini circonda la tenuta, attenuando il vento, regolando la temperatura e proteggendo naturalmente il vigneto. A pochi metri, il fiume Duero disegna un meandro che apporta umidità e vita a un territorio che sembra isolato dal mondo, ma che in realtà è profondamente connesso con esso.

Con un paesaggio del genere, fare l'intervista all'interno risulta quasi impossibile. E sebbene il detto locale —“undici mesi d'inverno e uno d'inferno”—, tipico di questo altopiano dal clima continentale, possa sembrare esagerato, il freddo si fa sentire.


Villacreces non è una cantina convenzionale. È una tenuta nel senso più letterale. Tutto accade intorno. Vigneto e cantina formano un unico corpo. Qui convivono circa 15 parcelle in uno spazio ridotto, ma con una sorprendente diversità di suoli: ghiaie, sabbie, argille e depositi di loess che, in interazione con il Duero, generano una complessità difficile da trovare in un territorio così limitato.


La storia del luogo risale al XIII secolo, quando un monastero sfruttava queste terre per rifornire la comunità. Oggi, quel passato è ancora presente, reinterpretato da una prospettiva contemporanea.


Il progetto: dal fenomeno Pruno all'identità di tenuta

Il successo di Pruno è arrivato quasi senza cercarlo. “Non eravamo profilo Parker”, riconosce Lalo. Tuttavia, il vino ha trovato un legame con un cambiamento d'epoca in cui i consumatori iniziavano a cercare vini più fluidi, freschi e gastronomici.


E lì stava la chiave. Perché se c'è qualcosa che definisce Villacreces è proprio la sua vocazione culinaria. Vini pensati per la tavola. Non come concetto, ma come eredità naturale di una famiglia di ristoratori. Elaborazioni con struttura sufficiente per accompagnare il cibo, ma con acidità e freschezza per evolvere con esso.


Per raggiungere questo obiettivo, sia nel vigneto che in cantina la filosofia è chiara: massima fedeltà all'origine. Il legno non deve imporsi. Si lavora con grandi formati e cemento, lasciando che il vino respiri senza interferenze. “Il legno deve essere in sintonia, non in primo piano”, riassume.


Impegno: sostenibilità come parte del lascito

Lalo è convinto che il futuro del vino passi inevitabilmente per la cura dell'ambiente. Tutte le sue cantine sono certificate sotto il programma Wineries for Climate Protection, uno standard che avvalora pratiche responsabili nel vigneto e in cantina.


Ma al di là dei certificati, c'è la profonda convinzione che il progetto non appartenga solo al presente. “Il lascito deve continuare, e noi dobbiamo contribuire affinché ciò sia possibile”, spiega Lalo. È per questo che la gestione del vigneto, l'uso efficiente delle risorse e l'adattamento al cambiamento climatico fanno parte del quotidiano. Non come discorso, ma come una necessità strutturale. Ed è proprio questo che si percepisce percorrendo la tenuta. Un modo di lavorare silenzioso ma fermo, dove il rispetto per l'ambiente non si proclama, si pratica.


Enoturismo: dal visitare cantine al creare esperienze

La visione di Lalo Antón si è affinata attraverso viaggi e confronti. “Sono appena tornato dall'Argentina, dopo aver visitato Zuccardi nella Valle de Uco. È ispirante”, commenta. Ma se c'è un luogo che ha realmente segnato il suo modo di intendere il vino è la California. Lì ha scoperto qualcosa di essenziale: l'enoturismo non consiste nel mostrare una cantina, ma nel farla vivere. Dall'aprire porte e mostrare botti, al progettare esperienze complete intorno al vino, al paesaggio e alla cultura. Questo cambiamento di paradigma si traduce a Villacreces in iniziative come il Día Pruno, una giornata che segna l'inizio dell'estate nella Milla de Oro e che ogni anno accoglie una grande moltitudine di enoturisti. Musica, gastronomia, attività all'aperto e vino trasformano la tenuta in uno spazio aperto, vibrante, dove l'esperienza va ben oltre il calice.


Ma nulla di tutto ciò accade da solo.


Dietro c'è un team di persone che sostiene il progetto giorno dopo giorno. Per Lalo, lì sta il vero differenziale: “Senza il team non puoi ottenere nulla. Sono parte del progetto. La difficoltà è trasmettere quell'emozione”. Perché a Villacreces il vino non si comprende senza le persone che lo rendono possibile. Né il paesaggio senza chi lo cura, né l'esperienza senza chi la condivide. Ed è proprio in questa somma —di luogo, di visione e di team— che il progetto trova il suo senso.


Alla fine, tutto torna all'essenziale: un calice, una tavola, una conversazione… E la sensazione che, quando il vino è ben fatto, non solo si beve; si vive.