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Alla scoperta di Anna Espelt di Espelt Viticultors

26/08/2026 Produzione del vino
Alla scoperta di Anna Espelt di Espelt Viticultors

Anna Espelt non sembra particolarmente interessata a infrangere i soffitti di cristallo. Ciò che le interessa è lavorare bene, prendersi cura del paesaggio e produrre vini che raccontino un territorio. Forse per questo, quando parla del suo percorso in un settore tradizionalmente maschile, lo fa senza solennità. "Quanto più mi mostro per come sono realmente, tanto più mi prendono in considerazione", dice.

Riassume il suo modo di intendere la leadership con una frase che funge anche da dichiarazione d'intenti: "L'unico modo di occupare spazio è occupandolo". Non è un discorso appreso. È un modo di essere nel mondo. Perché le opportunità, come gli spazi, vanno colte.


Il suo centro visite riflette piuttosto bene chi è. Riviste, bottiglie, pietre colorate e piccoli souvenir di viaggi riempiono gli scaffali. Oggetti che raccontano storie e accompagnano le molte ore che trascorre lì. Più che una cantina, sembra un'estensione del suo modo di guardare il mondo; curioso, osservatore e profondamente legato al territorio.

Dalla biologia al vino

Sebbene oggi sia una delle voci più riconosciute dell'Empordà (Catalogna), il suo percorso verso il vino non è stata una decisione evidente. Prima dell'enologia è arrivata la biologia, una vocazione nata grazie a suo nonno e al desiderio, tanto semplice quanto profondo, di contribuire a rendere il mondo migliore e lasciare un'impronta positiva.


Col tempo, quasi senza rendersene conto, quell'interesse per comprendere la natura l'ha portata anche al vigneto. Fu allora che scoprì che la biologia e l'enologia avevano molto più in comune di quanto sembrasse. Entrambe consistono nell'osservare, comprendere gli equilibri della natura e prendere decisioni pensando a lungo termine. Quello sguardo scientifico è ciò che ha finito per definire la filosofia di Espelt Viticultors.


Per Anna, la sostenibilità non consiste unicamente nel produrre vino biologico. Significa prendersi cura dell'ambiente in cui lavora e pensare non solo alle persone, ma anche al resto degli esseri viventi che condividono il paesaggio.

Il paesaggio come alleato

Se c'è un'idea che riassume il modo di lavorare di Anna Espelt è che un vigneto può fare molto più che produrre uva. Può anche proteggere il territorio.


Da oltre vent'anni difende un modello di gestione del paesaggio basato sul mosaico agroforestale, una strategia che combina vigneti, boschi, pascoli e spazi aperti per aumentare la biodiversità e, al contempo, ridurre il rischio di grandi incendi. Non si tratta solo di piantare vigne, ma di progettare un paesaggio più resiliente, dove ogni elemento svolge una funzione ecologica.


I lecceti conservano alcuni degli ecosistemi più ricchi del Mediterraneo; i pascoli rimangono aperti grazie al bestiame, che elimina naturalmente la vegetazione combustibile; le colture fungono da aree di discontinuità che ostacolano la propagazione del fuoco; e le zone di macchia mediterranea servono da rifugio per numerose specie di fauna.


Per anni c'è stato chi vedeva questo modo di lavorare con un certo scetticismo. Fino a quando è arrivata la prova definitiva. Il 22 febbraio 2022 un incendio ha colpito l'area del Cap de Creus e quel paesaggio progettato con criteri ecologici ha dimostrato di funzionare. Il mosaico ha aiutato a rallentare l'avanzata delle fiamme e ha confermato che gestire il territorio è anche un modo per prevenire gli incendi.


Oggi, quando l'emergenza climatica ci obbliga a ripensare come conviviamo con il fuoco, Anna sostiene che la soluzione non passa unicamente per spegnere gli incendi, ma per costruire territori capaci di resistervi. E qui la viticoltura, lungi dall'essere solo un'attività agricola, può diventare uno strumento di prevenzione e conservazione del paesaggio.


Pensare la vigna a lungo termine

Pensare a lungo termine fa parte del suo modo di lavorare. Recupera la coltivazione ad alberello perché necessita di meno acqua in un contesto di crescente siccità, punta su una viticoltura rigenerativa che restituisca vita al suolo e recupera varietà antiche meglio adattate al clima mediterraneo.


Tra queste spicca la carignano bianca, una varietà perfettamente adattata al territorio e che, a suo avviso, rappresenta una parte del futuro dei vini mediterranei. Perché il cambiamento climatico obbliga a ripensare tutto, ma non a rinunciare all'identità. La sfida consiste nell'elaborare vini mediterranei che esprimano meglio che mai il luogo da cui provengono.


Se si dovesse riassumere l'Empordà in una sola parola, Anna non ha dubbi; salinità. Quel carattere marino appare ripetutamente nei suoi vini e anche in uno dei progetti che più le entusiasma: Pardells, un vino nato da una vigna eccezionale, cartografata nel dettaglio, dove convivono fino a dodici varietà diverse. Un autentico laboratorio naturale che dimostra la ricchezza del territorio e l'importanza di preservarne la diversità.


Il vino come connessione

In Espelt Viticultors tutto inizia nel vigneto. Il team è piccolo, ma profondamente coinvolto, e dal 2002 punta anche sull'enoturismo, portando i visitatori nel luogo dove realmente nasce il vino. Cioè, tra le viti e di fronte al paesaggio.


Perché per Anna il vino non è mai stato solo una bevanda. È uno strumento di connessione. Condividere una bottiglia significa creare conversazione, rafforzare legami e celebrare i momenti migliori. Forse qui risiede l'essenza del suo lavoro. Prendersi cura del paesaggio per elaborare vini migliori, ma anche per costruire un territorio più vivo. Perché quando si cura il paesaggio, si curano anche le persone. E allora, il vino smette di essere solo vino per diventare un modo di intendere il mondo.