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Alla scoperta delle Bodegas Luis Cañas con Rubén Jiménez

27/08/2025 Interviste
Alla scoperta delle Bodegas Luis Cañas con Rubén Jiménez

Nel cuore della Rioja Alavesa, circondata da antichi vigneti che disegnano un mosaico di oltre 1.200 parcelle, sorge Bodegas Luis Cañas. Con 600 ettari sotto gestione —498 appartenenti a Luis Cañas e 112 ad Amaren— questa casa centenaria ha fatto della viticoltura sostenibile e del recupero delle varietà la sua cifra distintiva.

Ad accoglierci è Rubén Jiménez, direttore della viticoltura e Miglior Viticoltore dell'Anno 2023 secondo Tim Atkin, con una combinazione di rigore tecnico ed entusiasmo contagioso che si percepisce fin dal primo istante. La sua passione è palpabile; non parla solo di vigne e vini, ma trasmette un profondo affetto per ogni vite e ogni parcella.

Una visita che inizia con le pantofole

Appena arrivati, ci conduce alla vigna e ci consegna delle coperture tipo pantofole per proteggere le nostre scarpe dal fango e dall'umidità. Un dettaglio che, sebbene semplice, rivela la sua dedizione ed esperienza: ogni gesto è pensato per prendersi cura dell'ambiente e per far vivere ai visitatori la vigna nel modo più autentico possibile. Camminando tra i solchi, sentiamo di entrare in un mondo dove la natura, la storia e la tecnica convivono in armonia.


La passeggiata si trasforma in una lezione magistrale improvvisata: di ogni parcella, di ogni vecchia vite, Rubén ha una storia da condividere. Ci mostra l'hotel degli insetti —una piccola struttura che preserva la biodiversità e protegge impollinatori e predatori naturali delle piaghe— e ci spiega come la viticoltura moderna abbia imparato che un vigneto “impeccabilmente pulito” non è sempre sinonimo di salute: “Se eliminiamo tutta l'erba, finiremo per vendemmiare in un deserto”, ci dice mentre accarezza le viti centenarie.

Macerazione carbonica, invecchiamento e vigneti singolari

Luis Cañas si è fatto conoscere per i suoi vini di macerazione carbonica e ha consolidato il suo prestigio con il crianza, che ha definito uno stile proprio e aperto le porte ai mercati internazionali. Ma la cantina non si adagia sugli allori: comprende che i gusti cambiano e che ogni mercato ha le sue preferenze.

Il problema della macerazione carbonica è che fuori dalla Rioja non si beve”, ci commenta Rubén. “Una volta, il poteador —il bevitore abituale di piccole porzioni di vino— poteva bere dieci vini prima di pranzo e altrettanti a cena; oggi quel profilo è praticamente scomparso”.


Questa evoluzione ha portato la cantina a diversificare la sua offerta. Mentre in Spagna l'etichetta “Reserva” a volte genera diffidenza, in mercati come la Germania risulta particolarmente attraente. La vera sfida, ci spiega, è mantenere l'essenza riojana mentre si adatta ai gusti di ogni consumatore, senza perdere l'autenticità che apportano i suoi vigneti più singolari.


Luis Cañas ha intrapreso un ambizioso progetto di vini parcella, selezionando parcelle per il loro suolo, orientamento e microclima, con l'intenzione di riflettere la massima autenticità di ogni terroir. Tra questi spicca Finca El Palacio, un vigneto eccezionale di due ettari con 60 anni, situato proprio accanto alla cantina. La sua dimensione, molto maggiore rispetto alla media della zona, e la sua età lo rendono un vero tesoro. E quale modo migliore di degustarlo se non nella sala di degustazione con vista su questo straordinario paesaggio. Puro lusso!

La relazione con i viticoltori

La forza di Luis Cañas non risiede solo nei suoi vigneti propri, ma anche nel rapporto stretto con i viticoltori locali. “Senza di loro, sarebbe impossibile gestire più di 1.200 parcelle con criteri di qualità”, riconosce Rubén. Questa complicità è quella che ha permesso di scoprire fenomeni unici, come il grappolo di tempranillo che nel 2021 è apparso con metà uve rosse e metà bianche, una scoperta che potrebbe aprire la porta a un nuovo clone di tempranillo bianco.


“Ogni vecchio vigneto è un conto alla rovescia: quando scomparirà, si perderanno anche varietà minoritarie che forse non recupereremo mai più”, avverte. Per questo, la cantina mantiene un vivaio dove preserva viti quasi dimenticate come benedicto o mandón, assicurando che continuino a vivere in futuro.

Innovazione senza perdere l'anima

Rubén insiste sul fatto che Rioja deve innovare, ma senza dimenticare la sua identità: “L'errore sarebbe riempire la denominazione di merlot o malbec; perderemmo ciò che siamo. L'innovazione deve nascere dalle nostre radici: dal tempranillo, dalla garnacha e da quelle varietà minoritarie che ancora ci accompagnano”.


Tra elogi e critiche, Jiménez ricorda un complimento che, secondo lui, ha un rovescio avvelenato: “Quando qualcuno ti dice che sei il migliore in qualità-prezzo, ciò che realmente sta dicendo è che non si sta valutando tutto il lavoro che c'è dietro né si riconosce il prezzo che realmente merita”. Le sue parole ci fanno sentire più vicini allo sforzo che c'è dietro ogni bottiglia e alla responsabilità che comporta mantenere l'essenza di Luis Cañas di fronte a percezioni superficiali del mercato.


Per questo, Bodegas Luis Cañas continua a essere un punto di riferimento non solo per la qualità dei suoi vini, ma anche per il suo impegno nel preservare un patrimonio viticolo che, se non lo curiamo, potrebbe scomparire in poche decadi. Con passione, conoscenza e un team dedicato, Rubén Jiménez dimostra che il futuro della Rioja si costruisce sulla diversità, la sostenibilità e, soprattutto, l'autenticità.