Ci sono vini che entrano in scena con la solennità di un'opera... e altri che arrivano come una conversazione interessante di cui non sapevi di avere bisogno. Questo sembra appartenere ai secondi, ma basta un po' di tempo nel bicchiere per rendersi conto che cela una complessità maggiore di quanto appaia inizialmente.
Nell'angolo più silenzioso della Ribera del Duero soriana, ad Atauta, Dominio de Es lavora con un'idea poco comune nel mondo del vino. Qui non si "fa" il vino, si ascolta un paesaggio. E quando il paesaggio ha carattere, il risultato non necessita di ornamenti.
La storia inizia quasi come un'escavazione più che come un progetto vitivinicolo. Alla fine degli anni '90, Bertrand Sourdais si imbatte in qualcosa che non sembra un vigneto convenzionale, ma un puzzle disperso: 41 microparcelle distribuite come se qualcuno avesse deciso di lasciare il territorio in pezzi senza ricomporlo. Piccoli frammenti di terra, ognuno con la propria personalità —sabbia, calcare, argilla, limo, ghiaia— e tutti a oltre 950 metri di altitudine.
Formato a Bordeaux e con esperienza in case come Château Mouton Rothschild o accanto ad Álvaro Palacios, Sourdais —vigneron di quinta generazione a Domaine de Pallus— trova in Soria (Castilla y León) un luogo dove la sua sensibilità può lavorare senza filtri. Un territorio estremo che non addolcisce nulla, ma che in cambio offre una chiarezza brutale. E lì sta la chiave del progetto. Non si tratta di semplificare, ma di capire come incastrare pezzi diversi senza che perdano la loro identità.
Le vigne, molte delle quali prefillosseriche e ad alberello, sopravvivono da decenni —a volte secoli— in condizioni limite. Qui la pianta non cresce comodamente. Al contrario, si adatta, resiste, si indurisce. E quella resistenza si trasforma in texture, in tensione, in energia all'interno del vino.
E poi arriva il momento più delicato: l'assemblaggio.
Dominio de Es Viñas Viejas de Soria non è un vino di una sola parcella, ma qualcosa di più vicino a un dialogo organizzato tra molte voci. 41 microparcelle, ognuna con il proprio carattere, si riuniscono per costruire un insieme che non cerca di essere uniforme, ma coerente nella sua diversità.
La base è tinto fino, accompagnato da albillo mayor e piccole percentuali di varietà tradizionali come garnacha o alicante bouschet. Tutto proviene da vigne vecchie che non conoscono la parola fretta.
In cantina, la filosofia segue esattamente la stessa linea. Macerazioni lunghe, interventi minimi, una piccola percentuale di raspo e un affinamento in barrique borgognone di rovere francese regolato secondo ogni annata. Nulla di accessorio, tutto necessario.
Il risultato sono circa 8.000 bottiglie nelle annate abituali. Poche, non per strategia, ma perché il vigneto impone i propri limiti.
E la cosa più interessante è che, nonostante tutta questa complessità, Dominio de Es Viñas Viejas de Soria non cerca di imporsi. Si apre poco a poco, con una calma che disarma. Come quelle persone che sembrano discrete all'inizio e, senza che te ne accorga, finiscono per raccontarti più di quanto ti aspettassi.